Come si lavora in terapia

Organizzazione Alimentare

Organizzazione Alimentare:

I Disturbi dell’Alimentazione sono così inquadrati dal DSM 5:

Nel DSM 5 i Disturbi del comportamento Alimentare vengono considerevolmente riorganizzati anche alla luce della diffusione di nuove forme patologiche, o, più esattamente, dalla multiformità della stessa patologia.
Una vasta messe di studi sottolinea il legame tra i vissuti ansiosi e depressivi derivanti da un inadeguato sviluppo del senso della propria identità e il bisogno di ricorrere a meccanismi di controllo dell’ansia e di compenso della depressione, attraverso i meccanismi omeostatici del comportamento alimentare.

 

Questa sezione di disturbi comprende due categorie specifiche Disturbi Della Nutrizione E Dell’alimentazione

1) Anoressia Nervosa
2) Bulimia Nervosa
3) Binge–Eating Disorders
4) Disturbo Evitante / Restrittivo dell’assunzione di cibo (Ortoressia, Anoressia inversa)
5) Disturbo della ruminazione
6) Pica
7) Altri disturbi specifici della nutrizione e dell’alimentazione (Night Eating Syndrome)
8) Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione non specificati

 

ANORESSIA NERVOSA

I criteri diagnostici per l’Anoressia Nervosa secondo il DSM 5 sono i seguenti:

A. Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e la statura (per es. perdita di peso che porta a mantenere il peso corporeo al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto, oppure incapacità di raggiungere il peso previsto durante il periodo della crescita in altezza, con la conseguenza che il peso rimane al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto).

B. Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso e comportamenti persistenti che interferiscono con l'aumento del peso.

C. Anomalia nel modo in cui è percepito il peso e la forma del proprio corpo; inappropriata influenza del peso e della forma del corpo sulla propria autostima, o persistente perdita della capacità di valutare la gravità della attuale perdita di peso.

Due sottotipi:

-Con Restrizioni durante gli ultimi tre mesi

-Con Abbuffate/Condotte di Eliminazione durante gli ultimi tre mesi.

Lieve: BMI ≥ 17
Moderata: BMI 16- 16,99
Severa: BMI 15-15,99
Estrema: BMI < 15

BULIMIA NERVOSA

A - Ricorrenti di abbuffate. Un’abbuffata è caratterizzata da entrambi i seguenti. 1) Mangiare,in un periodo di tempo circoscritto (per esempio nell’arco di due ore), una

quantità di cibo che è indiscutibilmente maggiore di quella che la maggior parte delle

persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo in circostanze simili. 2) Senso di mancanza di controllo sull’atto di mangiare durante l’episodio (per esempio

sentire di non poter smettere di mangiare o di non poter controllare cosa o quanto si sta mangiando).

B - Ricorrenti comportamenti di compenso volti a prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso-uso improprio di lassativi, diuretici o altri farmaci; digiuno o esercizio fisico eccessivo.

C - Le abbuffate compulsive e utilizzo improprio di mezzi di compenso avvengono in media almeno una volte a settimana per tre mesi.

D - La valutazione di sé è inappropriatamente influenzata dalla forma e dal peso del corpo. E - Il disturbo non si riscontra soltanto nel corso di episodi di anoressia nervosa.

ATTUALE SEVERITA’ Episodi compensatori inappropriati a settimana: Lieve: 1-3 Moderata: 4-7 Severa: 8-13 Estrema: 14 o più.

In ottica costruttivista
Organizzazione DAP
:
Anoressia.
Nell'anoressica il corpo è l'unico ambito in cui è possibile per la persona riuscire a recuperare la sensazione di controllo rispetto alla propria esistenza, in quanto il disturbo alimentare è caratterizzato da una sensazione pervasiva di impossibilità di controllare qualsiasi aspetto della propria vita e questo spiega anche perchè sia egosintonico (ovvero non sentito come un problema).
Se questo è il modo che la persona percepisce come l'unico possibile per avere un qualche tipo controllo su di sé è evidente che il sintomo rappresenta l'ambito di percepita libertà personale quindi non può essere eliminato.
Le condotte autolesive hanno, a questo proposito, la funzione di sentire il corpo. Il corpo diventa in qualche modo anestetizzato quindi il prodursi una lesione e il dolore relativo permette di sentire qualcosa di sé, di esistere in relazione al corpo.
Il dolore dell'anoressica diventa perciò un dolore “piacevole” per il fatto di percepire in quel momento di avere un corpo in cui risiedere (non quindi in senso masochistico).

Nell'ambiente familiare spesso la relazione madre-figlia è invischiante, con una difficoltà nel processo di differenziazione da un lato, e una sensazione di estraneità verso questa unica entità dall'altro. L'esperienza raccontata dalla figlia non coincide con quella raccontata dalla madre ma è la madre a dettare il significato dell'esperienza. La sensazione di non essere più padrona delle proprie sensazioni e quindi nemmeno di quelle fisiche dipende dal fatto che la mia esperienza viene costruita da qualcun altro.
Questo non permette la costruzione di parametri interni che guidano la persona, e quelli che utilizzo (esterni) ho come la sensazione che non mi calzino per niente bene.
Non esiste tuttavia una relazione invischiata, esistono milioni di relazioni invischiate ognuna con caratteristiche proprie.
Solitamente quando un'anoressica parla si ha la sensazione di ascoltare racconti logici, corretti, razionali ma privi di un vero significato per sé.
La persona non può permettersi di fidarsi delle sue sensazioni, perchè non avendo criteri interi seguire le proprie sensazioni (sconosciute) espone al pericolo dell'imprevedibilità.

Bulima.
L'attacco bulimico un episodio che avviene nel qui ed ora e consiste nell'abbuffata e nella successiva condotta eliminatoria.
La crisi bulimica avviene nella maggior parte dei casi, in momenti specifici di emozioni forti e non gestibili (ansia, rabbia, tristezza, vuoto) per cui c'è bisogno di riempirsi, calmarsi (rispetto all'ansia o alla rabbia). Quando c'è uno stato di attivazione che non riesco né a controllare né a spiegarmi fino in fondo il riempirsi di cibo diventa qualcosa di autorassicurante, tranquillizzante, come un ansiolitico. Più a lungo termine si ha, come risultato di diversi attacchi bulimici, l'obesità, in cui il corpo può sperimentare un modo per salvaguardare la percezione della propria identità personale in termini negativi (il corpo come schermo su cui riversare l'aspetto negativo) “se nessuno mi ama è perchè sono grassa”, permette cioè di evitare di prendere in attenta considerazione altri aspetti di sé, perchè tutto è spiegato con l'obesità (bisogno di controllare vs impossibilità di poter controllare).
Le condotte espulsive sono tentativi di controllo del sintomo.
Mentre cioè nell'anoressica il controllo è totale nella bulimica c'è un crollo e un recupero.


 

La delusività è un aspetto che caratterizza molto la vita delle persone con organizzazione DAP (Disturbo Alimentare della Personalità).
Vengo puntualmente deluso in quanto la costruzione delle aspettative non ha criteri interni, mi son costruito delle aspettative sulla base di alcuni elementi che non avrebbero permesso di costruire quelle aspettative, criteri non miei.
Quindi la delusione viene fuori da questo: Io deludente è più sul versante bulimico perchè non riesco a controllare il mio corpo; Altri deludenti è più sul versante anoressico in quanto col controllo del corpo una sensazione di controllo viene mantenuta.

 

Aspetti familiari:
L'affetto familiare può essere veicolato tramite al cibo, tuttavia la frase “mangia quanto vuoi” permette all'altro di autoregolarsi, è quindi nel momento in cui tipicamente devi mangiare perchè è giusto mangiare, perchè non hai mangiato abbastanza, perchè vuol dire che hai fame.. che gli esiti possono essere due, o mangio parecchio o rifiuto il cibo. Il meccanismo è sempre lo stesso: ciò che mi viene proposto mi rende difficile stare a contatto col mio corpo perchè non è un criterio che riconosco come mio. Il cibo è comunque solo un canale, sono io che detto e costruisco il significato della tua esperienza, nel cibo e in altre situazioni di vita: lo vedo che sei triste ma non c'è da esser tristi per cui basta essere tristi, sorridiamo.

Padre:
Assenza di una figura paterna rilevante con delega della funzione genitoriale interamente alla madre oppure padri idealizzati nell'infanzia che poi nell'immaginario adolescenziale crollano perchè il padre “scompare” per esempio perchè poco in grado di rapportarsi con una figlia donna, per una separazione non attesa nella relazione coniugale, oppure il padre visto come figura protettiva della figura materna e che all'improvviso si allea con la mamma. In ogni caso in una certa fase tipicamente adolescenziale, la figura del padre diventa deludente (diventando assente fisicamente o tramite una sorta di tradimento).

Relazioni familiari coniugali:
Solitamente non armoniche oppure mancanti di affettività fino a manifestazioni esplicite di disprezzo o critiche dell'altra figura genitoriale che spesso possono anche rompersi. Si tratta tipicamente di relazioni insoddisfacenti che vengono presentate come perfette. Questo crea un'ulteriore confusione tra ciò che mi viene presentato e ciò che io sento che è (doppio e perciò non chiaro, inaffidabile).

Terapia:

Quando un'anoressica arriva in terapia, solitamente ha ricevuto dall'esterno innumerevoli esortazioni a prendere peso, mangiare, regolarizzare il proprio regime alimentare.
Anche se il regime alimentare appare immediatamente anomalo non dobbiamo dimenticare che rappresenta l'unico elemento di contatto con sé e quindi non si può toccare, perchè così facendo si andrebbe a minare l'unico elemento di equilibrio senza averne costruito un altro valido per la persona.
La regola fondamentale in terapia diventa quindi non parlare di cibo, di peso, di alimentazione, questo problema non esiste per la paziente e quindi non esiste. E' indispensabile creare una relazione di fiducia e questo passa inevitabilmente dalla comprensione. E' molto difficile che si crei una relazione di affidabilità e di fiducia se si mina l'unico elemento solido che la persona sente di avere.
Molti si chiedono se l'anoressica sa di avere o meno un problema alimentare. La risposta più corretta a questa domanda è che: lo sa, ma non lo sente. Una parte della persona racconta logicamente e con estrema lucidità le problematiche incontrate, collega i vari aspetti e si dà delle pseudo spiegazioni, ma un'altra parte di lei (quella del contatto emotivo) è completamente vuota.

Il lavoro è quindi incentrato quasi completamente sulla fiducia, intesa come la sensazione che si passa all'altro di sentirsi compreso, prescindendo dal sintomo alimentare. Se questo riesce e la terapia va avanti, allora il disturbo alimentare si allenta per conto suo. Piano piano l'aspetto alimentare si normalizza. Il cambiamento sintomatico è l'effetto di un'iniziale progressiva fiducia nella possibilità di esistere, di essere presente a sé, stando in contatto con ciò che si sente (avvicinarsi senza avvicinarsi). E' una conseguenza di altri passaggi terapeutici e si modifica indirettamente in relazione a questi.
Il modo possibile per occuparsi del sintomo è comprenderne la funzione, mi esprimo con un esempio: “Ieri ho svuotato il frigorifero”.. "Ok, allora cerchiamo di capire insieme perchè ha avuto bisogno di svuotare il frigorifero".
Si tratta di sensazioni che non mi posso portare dietro troppo, il tentativo che faccio è di chiuderle a chiave e ma poi esplodono in altro modo.

Spesso, è proprio il fatto di non dare valore alle proprie sensazioni che non permette a loro (e quindi a me) di esistere. ​(Dr.ssa Federica Castellano, Psicologa - Psicoterapeuta)

I disturbi in ottica costuttivista:

Dott.ssa Federica Castellano
Psicologa Psicoterapeta
via dell'Industria, 57023 Cecina (LI) - Cell. 3428801328 - Mail f.castellano@virgilio.it
P. Iva 01851370492
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